Nessun tempo è quello giusto. Non c’è attesa che valga, la vita domina e noi siamo saette di nulla che attraversano l’ordine pulsante della Natura. Lasciamo tracce e se respiriamo insieme al bosco possiamo vedere le tracce altrui. Siamo responsabili di calpestare le foglie giuste, di raccogliere i rami secchi, di trovarci insieme a chi attraversa, ciascuno per il proprio sentiero, questo insistere.
C’è il fuoco che ci attende. Acceso da qualcuno prima di noi. Dobbiamo mantenerlo acceso portando la nostra storia. Solo raccontando possiamo dire di essere anche noi Vita. Il nostro ascolto e la nostra parola sono l’orecchio e la voce del Bosco.
L’unica parte di universo che sa di urlare.
4 risposte su “Sentieri, non opere”
mantenere acceso il fuoco raccontando e’ una buona metafora di una vita che trova senso nella relazione. mi pongo una domanda in un tempo in cui ognuno sembra raccontare di sé: come evitare che si nutra il fuoco solo per illuminare se stessi? percepisco un fastidio nel voler fare di ogni insignificanza racconto eppure sento che il racconto autentico e’ quello che ci aiuta a dare forma , significato e memoria. Come evitare il chiacchiericcio ?
È una questione a me cara. Per ora mi sono risposto che il racconto deve avere un dispositivo. Un dispositivo di relazione. Se no diventa solo espressione egotica. Penso all’arte. Nel tumore di fondo si trova qualcosa di autentico. Secondo Lacan verità e menzogna hanno la stessa struttura. Prima di ogni racconto c’è una posizione etica dalla quale partire.
nel rumore di fondo si trova qualcosa di autentico. il silenzio assoluto cosi come il troppo rumore non sono fertili. tentare di creare un racconto imprescindibile attraverso la struttura dialogica. scrivere ma anche cancellare.
E belissimo. E ciò di cui avevo bisogno.